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Sito della Prof.ssa Angelucci
Abbiamo qualche problema - 26/10/2018 PDF

Abbiamo qualche problema, a scuola. Molti di noi si lagnano, ma pochissimi cercano di fare qualcosa. Provo quindi ad aprire una discussione che vada, spero, in verso contrario.

Parto dall’effetto più macroscopico, per provare poi a tirare giù congetture sulle cause.

MACROEFFETTO: non riusciamo a suscitare nei nostri piccoli interlocutori la passione, il piacere, la sete e la fame per il conoscere; per il capire; per la cultura.

Le eccezioni sono troppo poche e non fanno statistica. Gli studenti che ci arrivano già appassionati (grazie alle famiglie o a sé stessi) non valgono: non è per loro che siamo pagati. Loro fanno parte dello stipendio (che quindi è troppo basso comunque perché loro sono troppo pochi!).

Nella scuola italiana si affrontano autori importanti, opere importanti, concetti importanti, ecc. Si vende quindi ORO. E si vende a un prezzo ragionevole: la fatica di stare attenti e lavorarci su quel tanto che basta per staccarlo dai libri e da noi insegnanti per metterselo in saccoccia, questo oro. Eppure, a giudicare dalle facce dei nostri studenti, e dai loro comportamenti meschini e da tutto quello che sappiamo, sembra che vendiamo loro GUANO. Come è possibile? Perché accade questo? E perché quasi nessuno fa niente perché non accada?

Prendiamo per esempio Dante: come è possibile che un autore così visionario, potente, appassionato non faccia impazzire (di piacere) gli studenti? Ma lo stesso vale per mille altri, e di tutte le materie: Michelangelo, Darwin, Newton, Kant, Euclide, ecc…

La letteratura e le arti figurative, in particolare, di amore e di sesso trattano almeno al 50%. Come è possibile che adolescenti in piena esplosione ormonale possano annoiarsi a parlare di amore e di sesso?!? Ma anche di intrighi, di potere, di politica, di follia, di umana umanità, insomma. La sensazione è che a scuola facciamo di tutto per farci fuori con le nostre mani: per sterilizzare, edulcorare, purificare, matematizzare, quello che invece pulsa e vive. E che, certo, necessita di un’impalcatura solida: di una struttura, ma che poi pulsa e vive e cammina con le proprie gambe, se è un’opera d’arte (valido anche per opere scientifiche)! Ne parla egregiamente qui Galatea Vaglio, insegnante e autrice.

Ma ogni materia nasce da un ramo di studio, che nasce dal lavoro e dalla passione di uomini e donne, che hanno dedicato a quello studio la vita. Riportiamo nelle classi almeno un po’ di quella passione.

Su Dante ci ha dato l’esempio Benigni: la prima cosa che possiamo e dobbiamo fare, per suscitare passione, è spingere al massimo sul pedale della nostra passione.

“Alcuni insegnanti entrano in classe e c’hanno stampato in faccia che non vedono l’ora che finisca”. Questi sono recuperabili? Non credo. Ma conosco fior di colleghe/i che amano la loro materia e sono super competenti, ma sono mortalmente NOIOSI. Ne sono certa. Questi sono recuperabili!

Facciano quel che credono e che possono: corsi di recitazione o di danza del ventre., psicoterapia, non lo so: qualsiasi cosa pur di accendersi e, soprattutto, di accendere quella di migliaia di studenti, che vedono annegare in un mare di noia alcune delle cose più belle che l’umanità abbia prodotto…

Qualcuno dovrebbe dirglielo, però, che sono noiosi. Già, ma come? Lettera anonima? Faccia a faccia? Io ci sto provando da qui: vi prego, appassionati dormienti, SVEGLIATEVI! La vostra vita cambierà in meglio e, soprattutto, cambierà la vita dei ragazzi che vi sono affidati ogni giorno perché li accendiate.

Altro piccolo fatto: tra gli insegnanti appassionati e non noiosi, c’è una sottocategoria che raccoglie poco di quel che semina perché, ahimé, sprizza da tutti i pori disprezzo per i ragazzi. Disprezzo per la loro sciatteria, per la loro ignoranza, ecc. Ecco, vi prego, no: non rovinate tutto così! Siete appassionati e preparati: vi manca poco. Mi appello alla ricerca internazionale in didattica: pare (ragionevolmente) che il punto 0 di un insegnamento che funzioni è la fiducia che i ragazzi possano imparare. Tutti.

Del resto, sinceramente, se qualcuno vi guardasse con disprezzo, vi mettereste a fare la fatica di ascoltarlo e capire cosa vi vuole dire? No: lo mandereste a quel paese e punto. Giustamente.

Alcuni ragazzi arrivano rozzi, ignoranti, superficiali, infantili è vero: a ovviare a questo serve la scuola. A dare loro quello che non hanno già. Se volevate fare bellissime lezioni a gente già motivata, potevate intraprendere la carriera universitaria. Oppure andare a insegnare all’estero dove i ragazzi fanno autoselezione. In Italia, l'idea sarebbe di dare a tutti l'opportunità di migliorare la propria condizione. Nella realtà non lo stiamo facendo. Forse è ora di cominciare...

To be continued...

 

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