Powered by JoomlaGadgets

VISITE

mod_vvisit_countermod_vvisit_countermod_vvisit_countermod_vvisit_countermod_vvisit_countermod_vvisit_counter
mod_vvisit_counterOggi63
mod_vvisit_counterQuesta settimana1844
mod_vvisit_counterQuesto mese6556
mod_vvisit_counterIntero periodo579064

Sito della Prof.ssa Angelucci
Uniti siamo tutto, divisi siam canaglia! - 25/04/2018 PDF

A chiusura del capitolo intitolato “preparare la lezione”, John Hattie fa il punto e dà indicazioni operative. Avendo copiato diverse parti già rielaborandole, non metterò virgolette. Corsivi e grassetti sono miei. (pagg 116-130 cap 4, Hattie Apprendimento visibile, insegnamento efficace).

I seguenti punti (attribuiti a Richard Du Four) si trovano quasi a fine capitolo ma a me sembrano premesse e quindi le pongo qui:

1) Scopo principale delle scuole è garantire che tutti gli studenti imparino, non soltanto che ricevano un’istruzione.

2) Se gli insegnanti lavorano isolati le scuole non possono aiutare tutti gli studenti ad apprendere.

3) Le scuole devono aver chiaro cosa gli studenti debbano apprendere e devono monitorare continuamente la situazione per, eventualmente, aggiustare il tiro.

Gli insegnanti NON sono gli unici responsabili dell’apprendimento o del mancato apprendimento degli studenti. E’ responsabilità dell’intera scuola che gli studenti imparino.

Oggi molte istituzioni sembrano ossessionate dai test e dalla definizione di standard sempre più specifici. Spesso si ritiene che lo sviluppo di curricoli comuni debba basarsi su questi aspetti legati ai test e ai risultati, anziché su un confronto serio su cosa valga la pena preservare nella nostra società e cosa valga la pena sapere per vivere al meglio, secondo i propri gusti, inclinazioni, carattere, ecc...

In particolare, riguardo agli insegnanti, è necessario che siano d’accordo sul cosa insegnare, ma soprattutto sul cosa significhino: “progresso”, “sfida” e “difficoltà”, nell’attuazione del curricolo. Cioè su cosa significhi essere bravi nelle loro materie.

Se gli insegnanti di una stessa scuola fossero d’accordo su questi aspetti, eventuali cambiamenti di sezione non sarebbero drammatici. Analogamente, tra scuole differenti.

Non meno importante: se si dà importanza solo ai livelli di rendimento, le scuole che hanno studenti già in partenza sopra la norma sembreranno le più efficaci. Ma mandiamo i ragazzi a scuola proprio perché migliorino, perciò i progressi sono uno dei principali aspetti da considerare per valutare l’efficacia di una scuola.

Solo se c’è accordo su cosa significhi essere bravi nelle diverse materie ha senso parlare di qualità dell’insegnamento e dei risultati degli studenti. Se manca questo fattore, prevalgono tra gli insegnanti l’individualismo, le opinioni personali e il “va bene tutto”.

Per raggiungere questo stadio di accordo, gli insegnanti devono cooperare; incontrandosi almeno una volta al mese (Hattie dice ogni due-tre settimane, in realtà) per fare, ciclicamente, le seguenti attività:

1) Raccogliere e studiare i dati disponibili (che, di volta in volta, saranno: test d’ingresso, verifiche, prove standardizzate, esiti degli scrutini, esiti degli Esami di Stato, esiti dei test INVALSI) .

2) Stabilire le priorità e definire gli obiettivi di miglioramento, esplicitando i criteri di successo e che ritmo tenere per permettere a tutti gli studenti di raggiungere i traguardi  prefissati.

3) Stabilire le strategie didattiche più adeguate per realizzare il punto 2.

4) Monitorare l’efficacia delle strategie messe in campo e l’impatto sul rendimento degli studenti. Cioè tornare al punto 1.

Ma quello che conta soprattutto è che gli insegnanti siano aperti a riconoscere francamente gli esiti del proprio lavoro, che si scambino critiche sul proprio impatto alla luce di questi esiti e giudizi professionali sul da farsi per migliorare l’apprendimento di tutti gli studenti delle loro classi.

Una volta ho partecipato a una riunione surreale, nel corso della quale alcune colleghe si lamentavano che gli studenti delle classi prime mostravano di capire poco e male. Allora ho detto loro: “Visto che le cose non funzionano, bisogna cambiare qualcosa”. Mi è stato risposto (aggressivamente): “E chi è che dice che le cose non funzionano”? Credo di essere rimasta talmente stupita da non aver controbattuto: “Ma siete voi che lo dite!”. 

E ora, un piccolo colpo di scena. Da tutti gli studi che ha fatto Hattie conclude che uno dei metodi di insegnamento più efficaci resta l’insegnamento diretto. Ovviamente quando non è puramente trasmissivo o didascalico. Quando cioè non è un monologo dell’insegnante ma si svolge con la partecipazione attiva degli studenti. Avete capito bene: una bella lezione frontale si colloca tra i metodi di insegnamento più efficaci. Carta canta!

Preparare una lezione frontale efficace significa però stabilire:

1) cosa lo studente deve sapere/saper fare alla fine della lezione;

2) i criteri di successo attesi (la versione operativa del punto 1);

3) un “gancio iniziale” e diversi momenti successivi di coinvolgimento degli studenti (tanti);

4) input, modelli e verifiche della comprensione;

5) attività guidate che forniscano sia agli studenti sia all’insegnante riscontri sulla comprensione;

6) una chiusura: per ribadire i concetti importanti e creare un quadro coeso;

7) attività di pratica autonoma non routinaria (ES se la lezione è stata sul calcolo dell’area di parallelogrammi, dare da calcolare l’area di un parallelogramma poggiato sul lato più corto. Cfr Werteimer, il pensiero produttivo, Hoepli).

Non dimenticando mai che dovremmo conoscere i nostri studenti come le nostre tasche: come ragionano, che obiettivi si pongono, ecc… Tutto quanto visto nei post precedenti.

All’interno del tema di questo post, questo tipo di lezione ha il pregio di favorire la discussione tra insegnanti, secondo Hattie. Aggiungo che anche preparare schede di laboratorio in classe dovrebbe essere una bella attività da fare assieme. Anche a distanza.

E buon lavoro a tutte/i (ma anche buona Festa del Lavoro)!

P. S. Spero al più presto di scrivere un post sul ruolo dell’affettività nell’insegnamento. L’ho promesso da tanto tempo e ci tengo particolarmente.

 

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, e non utilizza cookie di profilazione. Per saperne di più sui cookie consultare la pagina Cookie Policy.

Accetto i cookie da questo sito.