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Sito della Prof.ssa Angelucci
Facciamo caso all'effetto che facciamo - 02/12/2017 PDF

Esaminando gli effetti medi di ciascuno dei principali fattori che concorrono all’apprendimento, Hattie stila una sorta di classifica che riporto (pag 55). Dall’ultimo al primo: Scuola; Famiglia; Studente (!); Insegnamento; Programmi; Insegnante.

[Anch’io mi sono chiesta in che senso venga inteso l’insegnamento e in che cosa differisca dall’insegnante, ma il libro non mi fornisce risposta certa. Posso supporre che si tratti dello “stile di”. Cioè della modalità di insegnamento adottata: lezione frontale, lavoro in gruppi, flipped classroom, ecc. Più avanti, in effetti, Hattie specifica che il dibattito sulla modalità con cui si tiene la lezione non gli risulta corroborato dalle evidenze. Ci tornerò su].

Ma attenzione (pag 60, grassetti miei):

Non sto dicendo che quello che conta veramente sono gli insegnanti […]: la maggior parte della varianza del nostro sistema riguarda gli insegnanti (sia varianza fra insegnanti diversi, sia varianza nell’impatto che un singolo insegnante può avere a seconda degli studenti, delle giornate, delle lezioni). Quello che davvero conta è che gli insegnanti abbiano una forma mentis [che li porta a considerare] proprio compito valutare l’effetto che hanno sull’apprendimento [degli studenti affidati loro]”.

Quindi il primo aspetto su cui concentrarsi, secondo gli studi di Hattie, è l’attenzione all’apprendimento degli studenti.

Nel preparare una lezione ragioniamo sul come spiegare un concetto. Sul come renderlo chiaro e vivo. Spesso siamo soddisfatti di come l’abbiamo raccontato agli studenti. Ma verifichiamo subito se l’hanno compreso tutti o no? Leggendo questo libro mi sono resa conto che no: io no. Non vado a caccia con sufficiente determinazione di riscontri (feedback) da parte degli studenti. Non di tutti.

E quando questi riscontri mi arrivano, magari un mese dopo (generalmente somministro circa una verifica scritta al mese), è tardi! Quanti misconcetti possono essersi accumulati in quel mese? Ne ho avuto prova proprio oggi, correggendo verifiche su un argomento che credevo di aver eviscerato completamente e che fosse stato compreso da tutti…

Del resto: un po’ gli studenti sono bravissimi a dissimulare di aver capito (spesso si vergognano davanti ai compagni; o hanno la coda si paglia riguardo a quanto hanno studiato a casa), un po’ credono di aver capito anche se non è vero; un po’ la mia attenzione viene catturata dagli studenti più motivati e da quelli meno motivati e mi perdo quelli intermedi…

Per ovviare a questa carenza ho deciso che dalle prossime lezioni interrogherò appena spiegato (dopo aver risposto a eventuali domande). So di colleghi che già lo fanno. Magari perché stanchi di correggere verifiche scritte. Ma che importa, se funziona? E che c’è di male a essere stanchi di correggere verifiche scritte (uno degli aspetti che mi piace meno del mio lavoro)?

Interrogherò mettendo una valutazione. Nella classe in cui l’ho già annunciato (dopo aver fatto una prova, con esiti disastrosi) l’effetto è stato evidente: tutte le orecchie si sono appizzate.

Spero che, in questo modo, tutti staranno più attenti e saranno anche più onesti su quanto hanno o non hanno capito. Spero di raccogliere informazioni utili: di capire meglio cosa non capiscono e perché, in modo da migliorare le mie strategie di insegnamento e renderle più efficaci.

Sia chiaro che non c’è nessun intento punitivo in quanto mi sono prefissata ma che il mio scopo è realmente che tutti imparino. Sono molto serena riguardo al mio atteggiamento di fronte alla mancata comprensione e davanti all’errore. Anche di fronte ai miei (i miei studenti ricevono una nota positiva, se mi colgono in castagna!).

Per me è un fatto scontato ma, anche ascoltando i racconti di mia figlia – che frequenta la terza liceo scientifico e la cui insegnante di matematica e fisica rimprovera per le troppe domande – in genere così scontato non è. Lo stesso Hattie (pag 61) specifica come: “Un ambiente nel quale lo studente (come l’insegnante) si sente al sicuro accoglie e valorizza l’errore, perché impariamo così tanto dagli errori e dai feedback […]”.

E voi, che strategie adottate per verificare che i vostri studenti abbiano compreso quanto andate loro raccontando?

Vi farò sapere, la settimana prossima, se e quanto sono riuscita a mantenere i miei propositi. E con che esito.

 

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