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Sito della Prof.ssa Angelucci
Ma questi compiti, servono o no? (26/02/2017) PDF

Venerdì mattina di un paio di settimane fa, prendendo la metro per andare a lavoro, eccolo là, a tutta pagina, su quella specie di giornale che è Metro: fotona di ragazzino sommerso da libri e titolone inequivocabile: "Ma questi compiti mi servono o no?" [pare che la punteggiatura nei titoli stia male...].

Un po' seccata, un po' incuriosita, vado alla pagina interna dedicata e trovo la solita roba (copio gli occhielli degli articoli): "la mamma pro, la mamma contro, il preside, l'opinione [dell'insegnante]". Si saranno anche sentiti di aver fatto un bel lavoro, quelli di Metro.

E invece no: la questione dei compiti a casa è complessa, delicata e importante, e non può essere affrontata come una questione di tifo sportivo. Anzi, con minore attenzione e sistematicità, se pensiamo al dispendio di analisi e supporti che ormai la critica sportiva adotta (quella seria, almeno; come questa).

Di ben altro spessore la discussione che si è tenuta mesi fa su un sito che ho già segnalato: genitoricrescono. Di seguito proporrò estratti da quella discussione. Chi vuole la mia opinione sul tema, può andare in fondo all'articolo.

Qui una riflessione sul perché in Svezia, e in molti altri paesi, i compiti alle elementari e alle medie sono pochissimi.

Particolarmente interessante il punto 7, che richiamo: "Uno degli argomenti più spesso portati avanti da chi sostiene l’utilità dei compiti a casa è quello del tempo di rielaborazione individuale dei concetti appresi in classe. Il Svezia questo lavoro viene svolto soprattutto in classe. I bambini sono abituati a lavorare in diverse configurazioni che includono anche lavoro di gruppo e lavoro individuale, affiancato a lezioni frontali dell’insegnante, video, giochi fisici, laboratori e molto altro. La filosofia del non assegnare i compiti a casa infatti è una filosofia a 360 gradi, che parte proprio dal come si fa lezione in classe".

Qui un riassunto di uno studio molto approfondito su come diversi aspetti (spesa per studente, numero di alunni per classe, credibilità dell'insegnante, ecc) incidono o meno sul rendimento scolastico (valutato in termini di esiti ai Test Ocse-Pisa: competenze di lettura). Non si sofferma solo sull'aspetto compiti a casa, ma quello dei compiti a casa è uno degli aspetti studiati). Questa volta estrapolo sia paragrafo introduttivo, sia conclusivo:

"Se provate a parlare dei compiti a casa con 1000 insegnanti avrete molto probabilmente 1000 risposte diverse. Ci sono quelli che assolutamente no, e quelli che assolutamente sì e tanti, e poi ci sono tutte le scale intermedie, ossia tutto ciò che è ragionevole senza esagerare (laddove “senza esagerare” assume un significato diverso di persona in persona). Ma è possibile che non ci sia una risposta chiara in merito? Possibile che nessuno si sia preso la briga di misurare, di valutare in qualche modo, se servono i compiti a casa oppure no? Possibile che dobbiamo continuare a discutere su gruppi WhatsApp e Facebook e possibile che gli insegnanti, che dovrebbero sapere, non hanno una idea comune in merito? I bambini che fanno compiti a casa, vanno effettivamente meglio degli altri? [segue disamina del succitato studio].

[Concludendo:]

·         I compiti a casa devono servire come momento di ripetizione del lavoro svolto in classe

·         compiti a casa che comprendono tasks da risolvere (ad esempio trovare connessioni, elaborare concetti, fare una ricerca) hanno un impatto migliore rispetto a una richiesta di studio approfondito

·         in generale richieste aperte hanno un impatto inferiore rispetto a richieste specifiche

·         pochi compiti, frequenti, corretti dagli insegnanti hanno un impatto maggiore sull’apprendimento, ma funzionano meglio per alunni liceali che per gli alunni della primaria, e funzionano meglio per alunni più bravi che per alunni meno bravi (aumentando quindi il gap di apprendimento)

·         Il coinvolgimento dell’insegnante nei compiti a casa è fondamentale, non solo per quanto riguarda la correzione ma anche per il tipo di feedback che viene dato dagli insegnanti.

A questo punto vi starete chiedendo quali sono i fattori che influiscono maggiormente sul rendimento scolastico, quindi vi lascio un po’ di link di approfondimento e se vi interessa prometto di approfondire ulteriormente nei prossimi giorni in un post apposito.

The politics of distractions – un pdf da scaricare gratis, con 47 pagine su quali sono i fattori di cui si discute sempre ma che hanno l’unico ruolo di distrarre da quelli che sono i fattori più importanti.

I libri:

Apprendimento visibile, insegnamento efficace. Metodi e strategie di successo dalla ricerca evidence-based: 1

Visible Learning: A Synthesis of Over 800 Meta-Analyses Relating to Achievement by Hattie, John (2008) Paperback

Visible Learning for Teachers: Maximizing Impact on Learning by Hattie, John (2011) Paperback

Visible Learning into Action: International Case Studies of Impact by John Hattie (2015-10-30)".

Un'ulteriore sintesi dell'autrice degli articoli precedenti:

"quello che ho capito è che alle elementari e medie i compiti a casa non fanno altro che aumentare il divario tra i ragazzi e non sembrano essere uno strumento utile all'avanzamento delle competenze degli alunni.  Alle superiori il discorso è diverso, e lo è in primo luogo per gli studenti dei licei.

Il punto fondamentale dei compiti a casa è che devi essere in grado di farli, e gli studenti liceali in media sono quelli che dovrebbero essere in grado di portare avanti lo studio individuale, e quindi per loro i compiti a casa diventano effettivamente un momento di crescita scolastica".

---

Ora, confesso che questa discussione mi irrita molto, per diversi motivi (oltre all'approccio da tifoseria già richiamato), e anche per questo sono così poco "sul pezzo". Questa facccenda dei compiti, infatti, è una cartina di tornasole di tante cose che non vanno nella scuola e nella società italiane. Spero solo che la discussione possa portare a una crescita. Ma non sono molto ottimista.

Vado a elencare i motivi della mia irritazione:

1) La scarsa professionalità mostrata da alcuni colleghi nel gestire la questione-compiti.

Ma come si fa a dare compiti a casa a bambini delle elementari, che frequentano il tempo pieno, durante la settimana?!? e come si fa a dare ai ragazzini delle medie quelle montagne di compiti noiosi e ripetitivi?!? e come è possibile continuare a pretendere dalle case editrici vagonate di esercizi insignificanti, o quasi (mi rivolgo ai colleghi di matematica delle superiori), che poi, immagino, verranno assegnati per compiti a casa?!?

2) L'arroganza mostrata da alcuni genitori nell'affrontare la questione-compiti.

Ma come si fa a criticare in una maniera così feroce e ottusa (quasi a prescindere) quelli che dovrebbero essere i nostri alleati principali nell'educazione dei nostri figli?!? come si fa a non capire che, per i nostri figli, è meglio fare un esercizio in più che uno in meno, visto quanto è duro il mondo là fuori?!? come si fa a non organizzarsi per parlare francamente e pacatamente con gli insegnanti, nelle situazioni che lo richiedono?!? come si fa a non capire che, piuttosto che fare i compiti noi, se proprio vogliamo metterci becco, ha molto più senso aiutare i nostri figli a sfrondare qua e là eventuali compiti eccessivi perché ne facciano una quantità accettabile e ben distribuita?

3) La totale inconsapevolezza di sé e del mondo, evidenziata dalla questione-compiti, di alcuni studenti (mi riferisco a quelli dei licei che, in teoria, "dovrebbero essere in grado di portare avanti lo studio individuale, e quindi per loro i compiti a casa diventano effettivamente un momento di crescita scolastica").

Il nostro cervello ha bisogno di tempo e di attività ad hoc (da modulare a seconda dell'età e di tanti altri fattori, certo) per passare da una comprensione cosciente a una comprensione automatica, fondamentale per poter affrontare le attività cognitive correlate a tantissimi ambiti lavorativi e quotidiani: acquisire, comprendere, rielaborare e inoltrare informazioni non sono attività spontanee: senza un adeguato esercizio non le raggiungerete mai!

Sto correggendo le benedette verifiche di recupero delle carenze del primo periodo. Come ogni anno, assisto alla patetica "strategia" fallimentare di quelli che, avendo avuto mesi di tempo (da fine dicembre a metà febbraio, nella scuola in cui insegno) si riducono all'ultima settimana per ristudiare cose che, in mesi di scuola, non hanno capito. Riportando una sequela di insufficienze anche gravi (che i loro genitori, purtroppo, spesso utilizzeranno come clave per accanirsi sugli insegnanti). Che pena...

Sono preoccupata: da una parte l'atteggiamento di troppi genitori che alimenta il clima di disprezzo che attanaglia la classe insegnante (e fa cedere i più deboli di noi, rendendoli cinici o apatici); dall'altra l'atteggiamento non pienamente professionale di troppi insegnanti, che alimenta l'arroganza dei genitori (che, comunque, si scagliano anche contro insegnanti che fanno seriamente il proprio lavoro, se osano far FATICARE le loro creature). In mezzo, questi ragazzi ai quali, troppo spesso, non si riesce a far capire quanto impegno e quanta passione siano necessari per cavarsela in un mondo di giorno in giorno più spaventoso...

E' un maledetto gioco in cui perdiamo tutti! La vogliamo smettere, per favore?

 

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