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Sito della Prof.ssa Angelucci
Risposta ai genitori di Modena (e non solo) PDF

La scuola italiana è una scuola che si prende molte responsabilità. Anche troppe (sulla carta, almeno): la faccenda della custodia dei ragazzi, per esempio: quanto sarebbero più responsabilizzati LORO se sapessero di dover rispondere in prima persona di ogni loro azione o mancanza? Si guardi ai casi svizzero e svedese, per esempio...

Ma oggi occupiamoci della responsabilità concernente le cosiddette “bocciature” (termine orrendo e scorretto ma chiaro): tra le altre, infatti, la scuola italiana si prende le responsabilità di: costringere a studiare i ragazzi, verificarne la preparazione e decretare degli stop se tali verifiche danno, complessivamente, esito negativo.

Tutto ciò è infinitamente faticoso e frustrante, sia per gli studenti sia per gli insegnanti. La tentazione di mollare è tanta. E infatti alcuni insegnanti mollano: fanno verifiche ridicole o attribuiscono votazioni gonfiate. Con che conseguenze? Ma facciamo alcuni passi indietro.

1.       Non tutte le scuole del mondo si prendono le suddette responsabilità, inerenti la preparazione dei ragazzi. Leggete qui, per esempio, cosa accade in Inghilterra. Che ve ne pare, lo vorreste per i vostri figli? Parlo con voi che non potreste permettervi mai la retta di una scuola privata come si deve (non considero scuole i diplomifici che contribuiscono a sfregiare la nostra disgraziata nazione). Parlo con voi che NON avete figli che mostrano di capire spontaneamente l’importanza dello studio nella loro formazione, ecc... Avete idea di quanto sia classista la società che sostiene questo modello di scuola?!?

2.       L’assetto della scuola italiana prevede, implicitamente, la collaborazione delle famiglie: lo Stato infatti non investe soldi per attivare gruppi di studio pomeridiani, e lo studio individuale (o a piccoli gruppi) – fondamentale per l’apprendimento quanto lo sono gli allenamenti sportivi per riuscire in ogni sport – è lasciato ai ragazzi. Essendo una faticaccia bestia e, soprattutto, essendo molto più impegnativo, innaturale, ecc di qualsiasi altra attività che i ragazzi trovano in abbondanza fuori dalle scuole, senza il supporto degli adulti (morale ma anche pratico: credete che i vostri figli diano retta alle indicazioni metodologiche che diamo loro?) questa fase non viene ottemperata a dovere, con le conseguenze OVVIE al momento delle verifiche. Se i vostri figli non studiano almeno 3 ore effettive ogni pomeriggio, alle superiori, per 6 pomeriggi la settimana, perché vi stupite poi se collezionano una sfilza di insufficienze?!?

3.       Lo studio è importante. E’ importante sapere cose (basta con questa sciocchezza del “tanto c’è il tal sito”!). E’ importante saper ricavare informazioni da supporti differenti (una persona che parla e con la quale puoi interagire, un supporto cartaceo, un filmato, un blog, ecc). E’ importantissimo saper distinguere, fra un mucchio di informazioni, quali sono fondamentali, quali importanti, quali accessorie, ecc (cioè selezionare e gerarchizzare le informazioni). E’ importante essere in grado di comunicare le informazioni che abbiamo selezionato e gerarchizzato: sia a voce che per iscritto. E’ importantissimo saper trattare con tutti i tipi di linguaggio che l’essere umano ha a disposizione. E’ fondamentale formare il nostro  cervello, che spontaneamente – cioè senza la scuola – non riuscirebbe a fare un decimo di tutte le attività cui ho accennato, a tali attività. E non fidatevi di chi vi dice che il tale o il talaltro processo creativo ha richiesto solo che quattro amici si riunissero a scherzare: o sono ciarlatani, o mentono o non si rendono conto dell’ovvio: la creatività ha BISOGNO di STRUTTURA. Per rielaborare in maniera originale il materiale a nostra disposizione, dobbiamo avere molto materiale e molta capacità di elaborazione!

4.                   Cari genitori, ci siete passati anche voi! solo che, a meno di fare gli insegnanti nella vita, non ve ne rendete conto: non ve ne ricordate più! Come non vi ricordate quel che avete fatto per imparare a camminare, a parlare, a stare zitti, a usare le posate, ecc... E’ difficilissimo avere la consapevolezza del percorso che abbiamo compiuto per diventare, anche dal punto di vista cognitivo, quel che siamo. Ho esempi illustri e meno illustri di persone che dicono di non aver “imparato nulla a scuola” o di non aver utilizzato mai la tale o la talaltra materia. MA è ovviamente FALSO!!! Essere stati impegnati per ore ed ore ed ore ad ascoltare, leggere, scrivere, ecc ha PER FORZA contribuito a farci diventare quel che siamo. Fosse anche per opposizione (nell’ipotesi improbabile che fossero tutti pessimi gli insegnanti che abbiamo avuto). E allora perché siete preoccupati più della forma che del contenuto? Perché vi presentate con l’avvocato, come raccontano i colleghi delle superiori di primo grado (le medie!), anche solo per questioni che riguardano i voti?!? Dovreste preoccuparvi invece del cosa sanno e sanno fare i vostri ragazzi e le vostre ragazze. Dovreste anzi essere voi per primi a dire, se necessario, assieme agli insegnanti: “no: quest’anno non ha fatto niente e non sa niente, non può passare all’anno successivo!!!” e poi magari occuparvi che in quell’anno – pur se s’innamori o qualunque cosa succeda – riesca anche a ritagliare il tempo necessario a formare il proprio cervello per affrontare questo mondo così difficile!

Se tanti insegnanti mollano e finiscono con il regalare voti (danneggiando terribilmente i vostri figli), questo succede anche perché le pressioni esterne sono tali e tante che i più deboli (o i più cinici) non ce la fanno. Pressioni dei media, pressioni dei genitori, pressioni dei DS, pressioni della burocrazia, ecc.

Come dice Domingo Paola, nel commento al post precedente, si fa esclusione sociale sia bocciando tanto – diffondendo il convincimento pericoloso di un’incapacità che poi nasce o viene tradotto drammaticamente in: disinteresse, apatia, indifferenza – sia non bocciando per niente – e cioè mandando avanti ragazzi senza conoscenze e senza strumenti adeguati.

Come dice Domingo Paola, è un problema radicato in Italia – con declinazioni peculiari nelle diverse zone d’Italia – e di difficilissima soluzione. Come spero sia chiaro da questo post, credo che il punto di partenza possa essere solo un rinnovato patto scuola-famiglia: cari genitori di Modena, fate bene a sollevare la questione, ma poi scaricate tutto sulle spalle degli insegnanti! Così non troverete risposta adeguata alla vostra richiesta...

Se lo Stato attivasse quelle misure che sa da anni essere efficaci per migliorare il sistema scuola (cfr rapporto MacKenzie), il problema si risolverebbe nel giro di sei anni (lo dice il rapporto stesso). Purtroppo, evidentemente, non vuole e allora TOCCA A NOI: genitori e insegnanti. Insieme però... 

 

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