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Sito della Prof.ssa Angelucci
Un problema grande PDF

Mi dice la solita collega d'inglese intelligente e simpatica: "Il problema è che i nostri ragazzi si sentono inadeguati rispetto a quello che chiediamo loro! E se abbassiamo il livello delle richieste diamo loro ragione!!".

Bel dilemma, bel problema: trovare il giusto equilibrio tra quello che DOBBIAMO chiedere e quello che POSSIAMO chiedere...

Il problema si complica dal momento in cui s'intrecciano tre aspetti, con modalità spesso complesse: i ragazzi si sentono inadeguati (a volte a ragione, spesso a torto), perciò non fanno niente ("non sono capace pressore'!"), e alla fine diventano più inadeguati.

E per passare dall'essere inadeguati - rispetto a un'attività di conoscenza - all'essere adeguati si DEVONO seguire tre passi: 1) CAPIRE; 2) IMPARARE; 3) ALLENARSI...

Il primo passo è responsabilità dell'insegnante: costruire il ponte che va dalle conoscenze-competenze dello studente alle conoscenze-competenze cui DEVE arrivare. E per far questo è necessaria passione, bisogna sempre mostrare lo scopo di quello che si sta facendo, coinvolgere realmente lo studente, divertendosi con lui/lei a costruire questo ponte! (per i doveri dell'insegnante, in dettaglio, rimando al post precedente).

Gli altri due passi però li deve compiere lo studente!

In tutte le attività extrafffffettive, almeno, (leggi lavoro, ma non solo...) continuerai a sentirti inadeguato - studente caro - se non te le studi quelle cose che hai capito. E studiare non è solo "imparare la regola" ma anche: ALLENARSI (leggere, scrivere, fare esercizi, ecc..)!

Ti faccio un esempio extrascolastico: se pure avessi capito PERFETTAMENTE come si calcia un pallone (o come si esegue un passo di danza), ti sogneresti mai di scendere in campo per una partita (o di andare in scena) senza aver ripetuto più volte quello che hai capito e senza un allenamento (preparazione atletica + abitudine a confrontarti con gli altri giocatori o danzatori + capacità di muoverti nel campo o palco) adeguato? CERTO CHE NO!

E allora? Perché pensi che per la matematica (o per qualsiasi altra disciplina) sia differente?

Mi scrive un'ex studentessa: "quando siamo in un certo senso "obbligati" a fare qualcosa o in condizioni che non abbiamo scelto DAVVERO NOI" rendiamo meno. Molto interessante e molto vero.

Entriamo qui in un terreno differente da quello che volevo calpestare: il sistema di valori  (quali valori sono veramente nostri e quali ci vengono inculcati senza neanche che ce ne accorgiamo?), il "paradosso della scelta" (in tempi in cui abbiamo la possibilità di scegliere tra moltissime opzioni possibili, in ogni campo - dalle cose, ai mestieri, alle identità - abbiamo poi gli strumenti per effettuare liberamente e consapevolmente una scelta o piuttosto ci affidiamo alle mode, agli altri, al gruppo, ecc?). Un po' ne parlo nell'introduzione all'articolo del post precedente, ma la faccenda è talmente importante e delicata che merita un post a sé.

 

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