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Immagini e matematica

"Fondamenti epistemologici" - 02/11/2018 PDF

Il post precedente è passato sotto silenzio. Solo un paio di commenti ho ricevuto, via e-mail, che si focalizzano su un’affermazione che davo per scontata, come dato di fatto: “il punto 0 di un insegnamento efficace è la fiducia che i ragazzi possano imparare. Tutti”.

Mi riferivo a quelli che vengono definiti obiettivi minimi. Perché gli obiettivi massimi richiedono un impegno, un interesse, strumenti e senso di autoefficacia non comuni. Purtroppo. Ma il punto è un altro: ciascuno di noi ha convincimenti profondi che lo muovono e ne determinano i movimenti. Basati sull’esperienza, trasmessigli da società e famiglia e, si spera, anche sostenuti da studi scientifici. Questi convincimenti, che chiamo pomposamente (e forse un pelo errando) fondamenti epistemologici, non sono per tutti uguali e, effettivamente, non ho mai esplicitato i miei. Rimedierò in questo post.

  1. Nasciamo tutti sani. Dal punto di vista cognitivo: curiosi, assetati-affamati di conoscenza e fiduciosi di poter capire e apprendere qualunque cosa ci interessi.
  2. Dalla nascita non facciamo che incontrare ostacoli fisiologici (la nascita stessa, lo svezzamento, il parlare, il camminare, ecc) e, purtroppo, a volte patologici (essenzialmente: familiari, insegnanti o coetanei anaffettivi, quindi violenti).  Dal punto di vista cognitivo: dalla nascita, o quasi, non facciamo che confrontarci con le difficoltà dell’apprendere o con cattivi insegnanti.
  3. Il mancato o parziale superamento di questi ostacoli può provocare ammalamento. Dal punto di vista cognitivo: perdere curiosità e interesse o perdere fiducia nella propria possibilità di apprendere o ritrovarsi a non possedere o possedere parzialmente conoscenze e competenze (emblematico il caso delle competenze linguistiche che tanto flagellano ragazze e ragazzi).
  4. Se ammalati, intraprendendo con impegno un percorso adatto a noi e ai nostri ammalamenti, possiamo guarire, se vogliamo [...]. Dal punto di vista cognitivo: lavorando sulle lacune, sulle sfiducie, sulle apatie in maniera opportuna e adeguata, possono essere colmate, superate, vinte. In soldoni: tutti possono imparare.

Insegno in un liceo scientifico. Ciò significa che se mi danno una prima – come quest’anno – lavoro con persone che sono al mondo da almeno 13 anni e frequentano scuole da 8-10.

Studenti che hanno seguito percorsi scolastici accidentati sicuramente ne avranno riportato danni. Studenti con esperienze affettivo-relazionali difficili, pure.

La scuola cosa può fare in questi casi (che sono circa il 30%, e nei casi migliori, attenzione: proprio le percentuali corrispondenti alla dispersione scolastica)? Non moltissimo ma neanche poco.

La scuola è fatta di persone che intessono rapporti: rapporti tra pari (studenti-studenti, insegnanti-insegnanti, ecc) e tra dispari. I rapporti tra dispari avvengono per lo più in modalità uno a molti (docente-classe, DS-collegio docenti, ecc) ma, con un po’ di buona volontà, possono aprirsi anche spiragli per interazioni uno a uno. Per periodi di tempo limitati e non frequenti. Purtroppo.

E’ all’interno di tutti questi rapporti che la scuola può e deve fare il possibile affinché tutti imparino (rendendo fattivo l’art 3 della Costituzione, fra l’altro).

Quest’anno ho una classe prima, come dicevo. In base all’esito del test d’ingresso in matematica ho costituito dei gruppi di lavoro disomogenei e ho consigliato ai ragazzi di lavorare assieme anche a casa, dando indicazioni di massima sulle esigenze che mi sembravano emergere, a una prima occhiata (mandandoli alla lavagna), da coloro che avevano conseguito una votazione insufficiente.

Non a caso chi mi ha dato ascolto e si è visto a casa con i compagni più sicuri sta migliorando visibilmente mentre chi ha continuato a studiare da solo non sembra aver fatto progressi.

Non è tutto sulle nostre spalle: il nostro compito principale è vederli, questi ragazzi. E comunicare loro quel che riteniamo possa essere loro utile (anche per questo li sottoponiamo a verifiche). Poi sta a loro lavorare. Ma credo profondamente che già il sapersi visti e l’essere messi di fronte, affettivamente, ai propri punti deboli (almeno cognitivi), sia molto. 

E alcuni risultati conseguiti con la classe quinta, con la quale lavoro dal primo, me lo confermano.

Certo non è abbastanza. Anche perché troppo è lasciato all’iniziativa del singolo e troppo poco è sistematico e condiviso. Ed ecco uno dei motivi per cui impiego del tempo a scrivere post.

Nel prossimo post mi occuperò, tra le altre cose, di questo.

 
Abbiamo qualche problema - 26/10/2018 PDF

Abbiamo qualche problema, a scuola. Molti di noi si lagnano, ma pochissimi cercano di fare qualcosa. Provo quindi ad aprire una discussione che vada, spero, in verso contrario.

 
II prova EdS 2018: ode alla tangente - 22/06/2018 PDF

La prova di matematica dell’esame di Stato 2018, al Liceo Scientifico, mi è parsa incongrua per una serie di ragioni. Vorrei poterle classificare con rigore e precisione, ma non riesco perché gli errori di scrittura sono anche errori didattici o di opportunità. Scorrerò quindi la prova e dirò via via cosa non mi piace.

 
Il nostro ruolo - 02/06/2018 PDF

Non sono tra coloro che abolirebbero i voti a scuola: penso che ci sia bisogno di riscontri sempre, nella vita. E i voti sono una comoda e semplice forma di riscontro.

 
Uniti siamo tutto, divisi siam canaglia! - 25/04/2018 PDF

A chiusura del capitolo intitolato “preparare la lezione”, John Hattie fa il punto e dà indicazioni operative. Avendo copiato diverse parti già rielaborandole, non metterò virgolette. Corsivi e grassetti sono miei. (pagg 116-130 cap 4, Hattie Apprendimento visibile, insegnamento efficace).

 
Curricoli e insegnanti - 08/04/2018 PDF

Nell’ultimo post sono tornata alla mia materia d’elezione e mi sono occupata soprattutto di come insegnare matematica (al meglio?) oggi.

Oggi torniamo ad: Hattie Apprendimento visibile, insegnamento efficace, per uscire dal capitolo “Preparare la lezione”. Il tema è ben sintetizzato dal titolo: in effetti questa fine di capitolo è un po’ un minestrone…

 
Insegnare matematica oggi - 03/04/2018 PDF

In questo post presenterò gli otto punti indicati da Leonardo Sasso, autore della collana “Matematica a Colori”, al Convegno promozionale della casa editrice DeA di venerdì 23 marzo a Roma.

 
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